Stagni Camillo
Borgo Panigale (Bologna), 1888 – Bologna, 1972


A 13 anni frequenta i corsi d’arte della Scuola Statale in via Cartolerie, distinguendosi subito per le sue qualità artistiche.
Mal sopportando la metodicità degli studi che non gli consentivano di spaziare a suo piacimento nel mondo dell’arte, all’improvviso interruppe il corso e si rintanò in uno studio di Via del Pratello. Si diede a lavorare febrilmente, senza concedersi posa: cercava modelli ovunque, tra l’intimità delle pareti domestiche, nel cortile dietro casa, nelle vie, nelle bettole, nelle botteghe dei vecchi ciabattini. Il fratello Ferrante si adoperava in ogni modo a divulgarne la produzione, ma trovò il maggiore ostacolo proprio in Camillo. Era conscio che il suo ritroso comportamento gli avrebbe alienato il favore dei critici e del pubblico, tuttavia non se ne curava. Consapevole delle sue doti e capacità pittoriche, si sentiva a completo suo agio solo nel ritirato raccoglimento del suo studio.
La prima mostra fu organizzata da un industriale milanese, Carlo Cattaneo. Fu lo stesso Cattaneo a finanziare l’allestimento a Milano, presso la Galleria Montenapoleone, di una mostra antologica: l’entusiasmo dei critici fu enorme, la stessa Revue Fraçaise non fu parsimoniosa di lusinghiere lodi. La mostra milanese faceva seguito ad alcune sue comparse in collettive parigine, organizzate al Palazzo delle Esposizioni ai Campi Elisi, dove esimi critici avevano esaltato il genio pittorico dello Stagni. Tuttavia Camillo seguì con noncuranza l’allestimento della mostra milanese, quasi senza fiducia in un successo, che al contrario gli arrise. Purtroppo, poco dopo, il suo amico Cattaneo morì, interrompendo l’allestimento già in atto della seconda mostra del pittore a Parigi.
Nonostante le sue rimostranze e i reiterati dinieghi, alcune sue opere furono spedite alle mostre di Torino, Bergamo. Brescia. I premi, i riconoscimenti, le lodi delle commissioni aggiudicatrici non lo allettavano. Erano anni, tra il 1930 e il 1940, in cui Stagni era tutto teso alla realizzazione di grandi opere di figura, aiutato dalla pazienza ed abnegazione di un modello, Augusto Grassi, che frequentò lo studio del pittore per oltre trent’anni.
Nel 1943 si trasferì in uno studio di Palazzo Bentivoglio, in via Belle Arti. Poi ci fu una pausa, l’unica della sua vita. Addolorato per la morte del fratello Fioravante, avvenuta nel settembre dello stesso anno, chiuse lo studio e all’improvviso partì per Roma. Ritornò dopo tre anni e fu la ripresa, improvvisa ed imprevedibile. Augusto Grassi aveva ripreso a frequentare lo studio di Via Belle Arti; erano ricominciate tra i due le lunghe conversazioni che si prolungavano a volte sino a notte fonda. La morte del modello fece precipitare lo Stagni in una nuova crisi: giurò di abbandonare le grandi opere di figura e tenne fede alla sua promessa. Il pennello allora corse veloce sulla tela per raffigurare paesaggi, nature morte, sempre più legato alla verità di una particolare poetica pittorica.
Lavorò ininterrottamente fino al 12 dicembre 1971 quando, accortosi che la mente non guidava più il pennello lo abbandonò sull’ultimo problema insoluto chiudendosi alle spalle, per l’ultima volta, la porta del suo studio. Morì circa due mesi dopo.


Stagni Camillo Bologna
LICENZA DEL BERSAGLIERE
Anno  1935
Tecnica  olio su tela
Misure 100x140 cm.
Posizione firma  in basso a sinistra
Note:  opera pubblicata